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Le ragioni del vino biologico

E’ sempre più diffusa la pubblicità degli “alimenti biologici”, dei “prodotti da agricoltura biologica”: oramai è facile trovarne nei supermercati, oltre che nei negozi specializzati, e il consumatore informato può optare se scegliere un prodotto convenzionale proveniente dalla grande industria o preferire un alimento “biologico”.

Ma quali sono le caratteristiche che differenziano i prodotti “convenzionali” da quelli “da agricoltura biologica”?

Riassumiamo le principali:

Il metodo di coltivazione della materia prima:

In agricoltura biologica non si utilizzano prodotti chimici di sintesi per la concimazione e per la difesa dai parassiti. La concimazione è effettuata con concimi organici (compost, letame) mentre per la difesa delle colture si interviene con tecniche di coltivazione preventive (rotazione delle colture, impianto di siepi ed alberi che fungono da barriere naturali e da ospiti di insetti utili e di predatori di quelli nocivi, coltivazione consociata di piante che risultano repellenti per gli insetti) e con trattamenti di origine naturale (arricchimento del terreno con minerali naturali, utilizzo di insetti utili che predano i parassiti, irrorazione con derivati vegetali che hanno funzione insetticida, come il neem, il rotenone, la quassia, il piretro ecc.).

Le tecniche di trasformazione:

Nella trasformazione delle materie prime non sono ammessi i numerosissimi prodotti chimici ammessi nei prodotti convenzionali (conservanti, antiossidanti, ecc.) ma solo pochi additivi di origine naturale.

Il principio di un ideale di vita che salvaguarda l’ambiente oltre che la salute umana:

Attraverso l’agricoltura biologica ci si propone il raggiungimento di obiettivi di carattere ambientale (impiego meno intensivo dei terreni e dei fattori produttivi, conservazione degli insediamenti umani dell’ambiente rurale, tutela e salvaguardia del territorio), di carattere agricolo (valorizzazione delle produzioni, garanzia di reddito degli operatori), di carattere alimentare (ottenimento dei prodotti con tecniche dalla qualità certificata), di riequilibrio di mercati (riavvicinamento tra domanda ed offerta) ed infine, ma non ultimi per importanza, obiettivi di tutela del consumatore.

Queste premesse hanno permesso la diffusione continua e costante del fenomeno “biologico”, iniziato in Italia per volontà di qualche contadino-filosofo una quarantina di anni fa e regolamentato dall’Unione Europea solo nel 1991 con il Regolamento CEE 2092.

Oggi le aziende biologiche in Italia sono oltre 50.000, di cui 10.000 viticole. Quest’ultimo comparto ha avuto un incremento notevole negli ultimi 10 anni: nel 1993 furono censite 867 aziende viticole biologiche; nel 2000 le aziende viticole erano circa 10.000, di cui 4.125 con cantine di trasformazione di vini bio.

Questi dati confermano la volontà dei consumatori di prediligere prodotti, oltre che più salubri per l’uomo e per l’ambiente, anche con caratteristiche qualitativamente migliori.

I metodi di coltivazione delle uve da agricoltura biologica, prevedendo tecniche volte a limitare drasticamente l’utilizzo di fitofarmaci (a volte anche abusati in agricoltura tradizionale) e non richiedendo l’impiego di grandi quantità di fertilizzanti, (uno dei principi consigliati è l’utilizzo di varietà tipiche della zona di produzione e, peraltro, la vite è una pianta rustica con una forte capacità di adattamento ambientale) permette produzioni viticole di alta qualità. E se è vero ciò che diceva Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia che “i frutti fermentano spontaneamente, quindi la vinificazione non è altro che un perfezionamento di questo processo naturale”, da una buona materia prima il prodotto trasformato non può essere che buono.

ANCHE SE……

La trasformazione dei vini biologici ha vissuto per anni sperimentazioni private da parte dei produttori, che cercavano tecniche di vinificazione coerenti con i metodi biologici: le tecnologie sempre più sofisticate delle cantine convenzionali mal si adattavano alle uve coltivate biologicamente. Nella produzione enologica (convenzionale) infatti è previsto l’utilizzo di metabisolfito, carboni attivi, stabilizzanti, antiossidanti, sostanze illimpidenti, e altri piacevoli condimenti per standardizzare il prodotto e poter mandare sul mercato un vino che abbia ogni anno lo stesso sapore, aroma, odore e che possa essere immagazzinato anche per molti anni in caso di mancata vendita senza soffrire cambiamenti (la cosa più eclatante è che la legge europea non obbliga la dichiarazione in etichetta degli additivi utilizzati per la vinificazione: il vino è uno dei pochi prodotti per il quale non è obbligatorio dichiarare gli ingredienti, dando modo a tutti di poter commercializzare vini additivati a piacere a scapito dell’ignaro consumatore).

Il superamento o meno dei problemi legati alla vinificazione “biologica” a livello aziendale poteva produrre dei vini di altissima qualità ma non sempre riproducibili ad ogni vendemmia, o dei vini di pessima qualità che svalutavano il lavoro dell’imprenditore vitivinicolo. Con la crescita dell’interesse intorno al settore biologico, anche gli Istituti di Ricerca hanno cominciato ad occuparsene: sono stati fatti e sono ancora in fase di attuazione studi mirati a realizzare procedure di vinificazione che prevedono l’utilizzo di tecniche e metodi di natura fisica in alternativa a tecniche e metodi di natura chimica, per contrastare l’uso di coadiuvanti, additivi e di biotecnologie e con lo scopo di utilizzare al meglio quello che la natura ha e quello che la natura ci permette di utilizzare.

I risultati di tali ricerche, di tali sperimentazioni, già applicati e applicabili dalle cantine biologiche, hanno permesso di produrre in maniera sistematica vini anche di alto pregio, apprezzati in tutto il mondo e in linea con le richieste di consumatori che oggi sono sempre più “degustatori” del prodotto vino e, in quanto tali, sempre più attenti alla qualità.

Il vino biologico è un vino sano, pulito, garantito, e oggi anche facilmente reperibile sul mercato: dunque, perché non sceglierlo?

Articolo a cura di: Alba Mazzarella

VINO BIOLOGICO

Da oltre un decennio il fenomeno “biologico” è riconosciuto e regolamentato a livello europeo.

Da più parti si ritiene che esso costituira’ in futuro non soltanto un’opportunita’ rivolta ad una nicchia di consumatori, ma una realtà in crescita che sarà destinata a confrontarsi direttamente con le produzioni convenzionali.

Siamo convinti che possa crearsi margine per un’ulteriore crescita del livello qualitativo del vino italiano derivante non tanto dalla competitivita’ in un mercato oggi globale, bensi’
dal dibattito sulle migliori tecniche produttive.

Vinitalia online dedica una serie di approfondimenti al vino biologico.